Cosa può accadere quando lo spirito di un defunto sbaglia indirizzo e consegna una quaterna vincente non all’amato figlio Ferdinando ma al più odioso dei suoi dipendenti?
Nella famiglia del “caro estinto” si scatena il pandemonio, specie quando Ferdinando decide di non pagare l’ “impostore” e di sequestrare il biglietto per “sete di giustizia”. In questo gioco di paradossi al confine tra ragione e follia si dipana la trama di “Non ti pago”, una delle commedie più brillanti di Eduardo De Filippo.
«Non ti pago», come tutte le opere d’arte, resiste al trascorrere del tempo e ai mutamenti dei costumi. Il segreto è il giusto equilibrio tra ironia e realismo, che riesce a rendere plausibile perfino la più assurda superstizione. Alla fine la logica comune viene ribaltata, la follia ha la meglio sul comune sentire. La volontà del defunto viene rispettata, Ferdinando ottiene la vincita ma generosamente la divide con il presunto impostore. Il “guaio” è risolto nel più improbabile dei modi.
Finale a sorpresa, con il gesto inaspettato di un padre che riesce ad aprire il suo cuore a ciò che di più caro ha nel mondo. |